Francesco Pullia
14 Febbraio 2017
Giorgio Antonucci
14 Febbraio 2017

Paolo Cicchini

Edgar Allan Poe descrive il reale quotidiano accentuandone spesso le proporzioni e proponendolo al lettore sotto un aspetto inusuale. Gli occhi di una mosca, pertanto, ingigantiti, diventano una visione d’incubo, capace di atterrire, secondo i canoni classici di un universo di immagini ritagliato da quella letteratura dell’orrore che ha la propria precisa origine nell’ambito della estetica del sublime.

Un modo di procedere, questo, che è proprio dell’arte di Doriano Galli, un pittore ternano che rappresenta, nei suoi quadri, soggetti di un banale quotidiano rivisitato attraverso il prisma deformantore di un’ideale lente d’ingrandimento. Ecco, allora, che le cose alle quali l’esperienza d’ogni giorno ci ha abituati, escono dal limbo del troppo uguale che la caratterizza per assumere forme inusuali.

Doriano Galli è il pittore del frammento; oggetti selezionati, analizzati dall’artista in ogni loro più intima molecola, capaci di imporsi all’attenzione del fruitore come immagini diverse dall’insieme di cui sono parte. Doriano Galli è un pittore iperrealista.Ma, al tempo stesso, l’artista dimostra una volontà assoluta di indagine della materia, così come capita a coloro che, sulle orme del messaggio di Francesco Bacone, si propongono di guardare la realtà nel segreto nella loro forma interna, in quel brulicare di vita che sfugge all’occhio dell’uomo comune e che si impone piuttosto, all’attenzione della scienza.

Doriano Galli entra nelle cose e le analizza nell’anima, conferendo ad essa una dignità nuova, sconosciuta, quasi creature vive, antromorfe pure nella apparente immanenza della loro condizione.