Emozione, idea, anima.
15 Febbraio 2017

Doriano Galli: il labirinto dell’anima.

“La forza del pensiero ovvero La Scuola di Atene”

C’è un affresco sulla parete di sinistra della Chiesa di San Pietro in Valle, a Ferentillo, che per contenuto e data di esecuzione (la seconda metà del dodicesimo
secolo) può essere assunto a segno d’un primo affacciarsi dell’Umanesimo all’orizzonte della Storia.
Al centro della scena uno “sperticato” Adamo, solenne nel gesto di dare un nome agli animali che gli si affollano intorno, si solleva tanto al di sopra degli alberi, come “misura protagorea” di
tutto l’esistente.

È con Copernico che l’uomo celebrato del Rinascimento perde la sua centralità nell’universo. Ed è Darwin a detronizzarlo dalla posizione privilegiata di creatura fatta ad immagine di Dio.
A poco a poco, dalla vertigine della vetta sperimentata dallo Zarathustra nietzschiano, l’uomo torna a “respirare” la Terra, ma in un modo che completamente gli sfugge, constatando ora – attraverso la psicoanalisi di Freud – che in ogni atto “significante” umano (anche nelle più elevate manifestazioni del pensiero) intervengono “forze, motivazioni, spinte” che pertinaci continuano a non farsi riconoscere.

L’Adamo che dà il nome agli animali stenta ora a riconoscere se stesso.
Questa “frantumazione” del soggetto come principio ordinatore della realtà è ben evidenziata da Hugo Von Hofmannsthal nella “lettera di Los Chandos” del 1902. Il mondo fenomenico – avverte l’autore di “Ein Brief” – non si lascia cogliere nella sua totalità: ogni frammento, piuttosto, si impone come “presenza totale”, sorta di “assoluto” che esiste di per sé, ormai libero daogni rapporto con l’ “insieme”.

L’Adamo al quale abbiamo fatto riferimento, non è più modello di perfezione (secondo i canoni dell’Umanesimo), ma si mostra sezionato e ricomposto nell’arbitrio apparente dell’inverosimile
dimensione di un caleidoscopio.

“La forza del pensiero ovvero La Scuola di Atene” di Doriano Galli è il quadro nel quale meglio si riflette il modo nuovo di guardare alla realtà suggerito da Hofmannsthal… è come se l’artista incontrasse il soggetto che dipinge sulla superficie riflettente di uno specchio: porzioni di forme assorbite da quello spazio coinvolgente e restituite all’istante all’attenzione del pittore, sciolte dal Tutto al quale appartenevano.

…Una mano esce dalla manica della camicia slacciata al petto di una figura maschile, alla quale l’artista non si è preoccupato di dipingere la testa. La mano stringe una bobina di filo, rosso – dello stesso colore della camicia – e preme su una lacerata materia, come “cosa viva”, alla quale il gesto teurgico del pittore restituisce il dono della forma.
Respira forte il mistero dentro questo quadro di Galli – “La forza del pensiero ovvero La Scuola di Atene” – suscitativo, nel titolo, dell’affresco di Raffaello della Stanza della Segnatura. Soprattutto, l’opera vive del significato trasfigurante del simbolo: la “lacerata materia” – a ben guardarla – è una sorta di ala, inadatta al volo dopo la caduta… emblema dell’Idea che – nel pensiero di Platone – cala dall’alto, dalla dimensione senza tempo dell’Iperuranio, per illuminare d’una parvenza d’eterno la massa informe della materia primordiale, destinata alle cose che finiscono… La mano che stringe la bobina di filo colorato è, a sua volta, segno del pensiero di Aristotele, per il quale la forma è immanente alla materia, legata ad essa nell’unione indissolubile del sinolo.

Paolo Cicchini